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Sulla scrittura

marzo 14, 2019  Author: Margherita Bertella Category: Senza categoria   2 Comments

 

 

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Il  testo, come dice la sua etimologia latina, è un “tessuto” di parole, le quali sono fili, tracciano sul foglio un disegno come su un arazzo. Termini usuali sono infatti “trama”, “intreccio”, che entrambi alludono al lavoro di tessitura. Per cui, nonostante la scrittura sia stata appannaggio per secoli di autori maschili, si rivela essere invece attività spiccatamente femminile. Scrivere significa per me chinarsi con tenerezza e amore sui personaggi che escono fuori dai meandri della psiche, operare un lavoro di montaggio e smontaggio scene, realizzare incontri-scontri fra loro, soffermarsi sulla cura dei dettagli, porre lo sguardo non solo alle azioni esteriori, ma anche, forse soprattutto, al mondo interiore. Scrivere significa mettersi in ascolto delle voci dei personaggi, accoglierle ed ospitarle sul foglio, farle parlare rimanendo il più possibile neutrali. Scrivere per me è un piacere e un bisogno, un atto di coraggio ed umiltà nello stesso tempo.  Coraggio perché significa denudarsi, svelarsi agli occhi e alla mente altrui. Creare un personaggio è qualcosa di prometeico, presuntuoso, enorme “creare un altro essere”, ma d’altro canto, è anche un atto di umiltà e amore, come quello di una madre che si mette da parte per fare posto ad un altro da sé: questo altro, poi, diventerà autonomo, dotato di vita propria, il personaggio si imporrà al suo creatore, inevitabilmente, come un figlio che prende la propria strada. E questo è stupefacente, provoca stupore. Percché l’arte è anche stupore, meraviglia. Quante volte mi è capitato di constatare la forza di un personaggio, che magari accantonavo per un po’, per pigrizia o paura di cavarne fuori qualcosa d’importante, perché mi coinvolgeva troppo da vicino, eppure lui ( o lei), non mi ha lasciato più in pace, finché non l’ho “ripreso in mano”:  Pirandello giustamente affermava che “non si dà vita impunemente a un personaggio, perché questo, creatura dello spirito, già vive di una vita propria che l’autore non ha più potere di negargli. E coglie ogni momento della giornata per riaffacciarsi e tentare l’autore, proponendogli ora questa ora quella scena…fino all’ossessione.”

Precisiamo però una cosa: l’arte è stupore ma anche, come dice la parola stessa, artificio, costruzione, architettura, progetto, scienza, ha bisogno di tecnica, il linguaggio non si può improvvisare, ci vuole metodo e consapevolezza. Chi scrive dovrebbe avere un orecchio musicale, è una questione d’intonazione. Il ritmo è costituito dal taglio delle frasi, da una scelta non scontata dei vocaboli, dall’abilità sintattica di legare e slegare le frasi tra di loro, da un uso corretto della punteggiatura… E poi  scrivere per me è “mettere in scena” proprio come a teatro, le cose vanno rappresentate, gli avvenimenti e i personaggi, le loro azioni vanno mostrati, le descrizioni rese plastiche, sensuali, devono coinvolgere i sensi del lettore. Perché scrivere significa  necessariamente relazionarsi (a meno che non si voglia tenere il manoscritto chiuso a chiave in un cassetto), significa aprirsi agli altri, “farsi leggere”. Ci vuole una buona dose di audacia, occorre saper osare, mettersi in gioco. Anche linguisticamente, stilisticamente.

2 comments on: Sulla scrittura

  1. Sandra 17 marzo 2019 at 22:24

    Bellissimo questo articolo che ci induce a riflettere sull’arte dello scrivere e sulla capacità di regalare emozioni a chi ci legge. Mettersi a nudo, esporsi, è offrire i la propria preziosa sensibilità e stimolare quella dell’altro.

  2. Margherita Bertella 2 aprile 2019 at 17:09

    grazie dell’apprezzamento e dell’ascolto

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