Welcome to BioSphere
image border bottom

A tu per tu con me

maggio 14, 2020 Author: Margherita Bertella Category: Senza categoria  6 Comments

 

 

 

IMG_0281

Perché fa così paura tutto questo stare soli, stare fermi, stare chiusi? Perché siamo costretti a rimanere a tu per tu con noi stessi e non è una roba facile: sopportarci, dico. Andare d’accordo col nostro Io. Meglio filare via veloci fin dal mattino, macinare il tempo e i chilometri, via via, senza fermarci a pensare, tanto a che serve? Lo fanno i filosofi, i pazzi e i poeti, gli stralunati, quelli che cercano la luna nel pozzo e intanto cascano nel tombino.
Non sopporto il chiuso da sempre, credo di essere stata imprigionata in qualche vita passata, reclusa e inquisita, forse perfino torturata, lo sento, ne ho forte traccia in me, non sopporto le imposizioni, il sentirmi bloccata, impedita… fermata… che venga messo un ostacolo alla mia libertà, che può essere benissimo libertà di stare a casa, se però lo decido io.  Aggiungici l’angoscia che a volte attanaglia la gola, lo sgomento nel vedere scendere da un’ambulanza gente bardata da capo a piedi con tute bianche tipo astronauti, mettici la visione dei volti mascherati che incontri per strada e ti vien da chiederti se sei dentro un incubo, l’indignazione nell’incrociare parecchi idioti che non rispettano le regole e ingiuriano coloro che le seguono, nel trovare maschere guanti salviette, tutto gettato al suolo, via allo sbando… tanto la nostra Terra è la pattumiera dell’Universo e alla plastica aggiungiamoci anche questo, mettici il silenzio che ti urla in testa e vorresti urlare anche tu, mettici l’accumulo dei notiziari e le certificazioni da stampare, che ormai ci potresti fare una enciclopedia, mettici i discorsi, quanti… le immagini… strazianti…
Eppure. Ecco: eppure. Eppure sentire, come dice una splendida canzone di Elisa. Eppure sentire che c’è una lezione dentro tutto questo, che puoi spostare lo sguardo all’interno e guardarla in faccia la tua paura e farla sedere alla tua tavola, offrirle un posto accanto a te, vitto alloggio e ospitalità, finché vorrà. Smettere di lottare, lasciare fluire, scegliere la via del fiume che scorre, lasciare andare, lasciarsi andare. E quando ti viene da piangere, piangi pure, se hai voglia di ridere ridi e… di sognare a occhi aperti? Fallo. Capisci che stare nelle cose, concentrarti sulle piccole azioni quotidiane è salvifico, scopri che anche lavare a mano un foulard può darti sollievo, e stenderlo al sole, e fermarti a osservarlo svolazzare nel vento… Hai una pila di libri ancora da leggere? Entra nelle pagine e vola. All’improvviso, guardando la nebbia che nasconde la collina di fronte, ti salta in mente un verso? Prendi la penna e la poesia si sgrana sotto le tue dita. Sei come la Margherita di Cocciante e vorresti colorare tutti i muri? Hai ben due album di fogli per acquerello grana grossa ancora intonsi…che aspetti? Ti senti proprio tutta rotta nelle giunture, ti sembra di essere un fachiro indiano seduto sui chiodi? Forse è l’ora di riprendere un po’ di allenamento ginnico, fatto adagio, però con criterio, sennò non serve. Ora vorresti davvero un abbraccio? Di quelli stretti stretti… Ma va’?! Una scontrosa come te, che non li cerca e, a volte, se fanno il gesto, si scosta… E hai bisogno di sorrisi? Dio, quanto ti mancano i sorrisi. Comincia a farli tu, da quando ti alzi. Falli al giorno, al sole o alla pioggia, falli con gli occhi quando sei fuori, anche se la bocca è tappata da sto cavolo di maschera che ti appanna gli occhiali e ti fa prudere il naso… falli alla gente in fila lungo il perimetro del  supermercato, falli a quel cretino che ti si piazza davanti con disinvoltura e vuole avere ragione perché eri distratta e hai lasciato troppo spazio fra te e quello prima (non 15 metri come dice lui, sfottendoti). Falli alla vita ‘sti sorrisi, perché esserci è già un miracolo e nulla è scontato. Falli quando sei al telefono con le tue amiche, falli anche a quella del call center del Folletto che ti chiama ogni giorno… Non lasciarti spegnere, perché sei luce, tutti lo siamo, e dentro te c’è la Forza, una grande forza… non saresti arrivata fin qui senza di lei. Hai attraversato prove importanti, se ti guardi indietro ti stupisci tu stessa e ti chiedi come… come ci sei riuscita. Eppure. Questa è un’altra prova di resilienza. Durissima. C’è dentro tutto il mondo. Accettala.
Prendine atto e vai avanti. Hai ancora delle cose da fare, da dire, da donare. Poco importa sapere quali. Ti toccano. Sennò non saresti qua. Non avevi bisogno di questo cataclisma per fare introspezione? Hai sempre coltivato l’interiore più dell’esteriore? Forse è giunta l’ora di curare anche l’altro aspetto. Di mettere insieme mente e corpo, che in te non sono proprio equilibrati. Hai ancora tanto da imparare. Come dici… è troppo tardi, ora che ti senti sospesa sull’orlo del baratro? Ma è proprio su quell’orlo che la gabbianella ha capito che “vola solo chi osa farlo.”

L’Officina è in fermento

aprile 28, 2020 Author: Margherita Bertella Category: Senza categoria  0 Comments

 

pennaoca2

Sono lieta di annunciare che la nostra “Officina dello scrivere ad alta voce” non solo non ha mai chiuso, ma continua a produrre anche in questi mesi particolari.
Ci è stato impedito di continuare ad incontrarci, ma siamo rimasti un gruppo unito e produttivo, “in fermento”.
Trovo che, in tempi simili, dedicarsi alle proprie passioni sia un toccasana fondamentale, una medicina necessaria per l’anima, utile per non lasciarsi abbattere dallo sconforto, che è naturale e umano ma occorre non lasciargli prendere il sopravvento.
Tutti i componenti dell’Officina, ciascuno in base ai propri impegni, stanno esprimendo in prosa o poesia le sensazioni, gli stati d’animo, i dubbi, le paure, le speranze che la situazione attuale inevitabilmente comporta. La magia della condivisione rafforza i nostri cuori; nessuna giornata trascorre senza che un qualche pensiero venga annotato e scritto e commentato sul nostro gruppo, la malinconia che si avverte fra le righe si alterna a volte con l’ironia, arma sempre fondamentale per smorzare le tensioni. Non ci siamo arresi: abbiamo letto, fatto video e già prodotto un materiale di scrittura pronto per una nuova raccolta che testimoni questa dura esperienza. C’è inoltre chi ha dato vita a personali pubblicazioni o raccolte… abbiamo insomma un materiale molto vario e nutrito.
L’Officina sta dimostrando che uniti possiamo affrontare anche questa calamità, conservando equilibrio e consapevolezza circa la nostra fragilità di esseri umani, ma anche valorizzando le potenzialità del nostro vissuto, della storia personale di ognuno di noi, grazie alla quale siamo arrivati fin qui, la forza delle nostre cicatrici che non vanno nascoste ma portate con orgoglio.
Sono certa di interpretare anche il parere della mia collega Rosanna Ianni, dicendo che siamo fiere dell’Officina, di come si è evoluta da quel lontano ottobre 2014, quando l’abbiamo fatta partire con entusiasmo e speranza. Siamo fiere delle persone che la compongono, della loro capacità e del coraggio dimostrato nel “mettersi in gioco”, cosa per nulla facile e scontata.

Applausi all’Officina, dunque, e un augurio di “Avanti tutta!”

L’Officina dello scrivere ad alta voce non chiude

marzo 10, 2020 Author: Margherita Bertella Category: Senza categoria  0 Comments

libral

L’Officina dello scrivere ad alta voce, creata dalla mia collega Rosanna Ianni e dalla sottoscritta 5 anni fa, non chiude le porte, anzi è più attiva che mai. Se per ora non possiamo più riunirci, resteremo in contatto costante.
In questo tempo in cui siamo costretti a limitazioni, peraltro giuste e speriamo efficaci, siamo anche chiamati a tenere attivo il cervello, a praticare la manualità, a fare arte, leggere scrivere disegnare fare il pane impastare la creta sporcarsi le mani in giardino curare le piante e gli animali osservare la meravigliosa forza della Natura che risorge, nonostante noi… alzare gli occhi al cielo, leggere le nuvole, cantare alla luna, ascoltare il sussurro delle chiome di un albero scosse dal vento, c’è bisogno di fermarsi a riflettere, ritrovare il piacere di sorprendersi per la bellezza che ci attornia… E parlarne, renderla viva e presente, ringraziarla. Anche se restiamo nelle nostre case. Perché non è scontata, ma è un dono da mantenere con cura.
E dunque, l’Officina continuerà a scrivere e leggere ad alta voce, a produrre racconti, poesie, filastrocche, proseguendo il lavoro di 5 anni, che Rosanna ed io abbiamo raccolto (in parte) in un’antologia di prossima uscita. Una raccolta ricca di “biodiversità”, di storie vere o inventate, intense o dissacranti, tenere o graffianti, di voci tutte diverse fra loro ma accomunate dalla voglia di condividere un cammino, unite dalla medesima passione, forti perché insieme.
L’Officina augura a tutta l’umanità di mettere a frutto questo tempo nel miglior modo possibile, sviluppando ciascuno le proprie capacità, ritrovando il significato profondo dell’esistere, perché possiamo risvegliarci mutati, più consapevoli e saggi nei rapporti reciproci, meno incivili ed incoscienti, perché tutti siamo UNO e facciamo parte di una immensa meraviglia, di cui non siamo padroni ma ospiti.

Taccuini d’emozione

gennaio 27, 2020 Author: Margherita Bertella Category: Senza categoria  0 Comments

 

IMG_20191217_135809IMG_20191217_135844

“Taccuini d’emozione” è la mia nuova raccolta di poesie.
Il titolo è illuminante: sono versi scritti in cammino in senso reale, perché annotati immediatamente sui taccuini che tengo in borsa e mi accompagnano ovunque io vada. Penna, matita, taccuino, una scatolina di acquerelli sono i miei compagni di viaggio. Si tratta chiaramente di un cammino anche in senso simbolico, perché la poesia mi affianca nel percorso della vita e devo ringraziarla, in quanto mi ha aiutato moltissimo in questi anni di crescita interiore ed evoluzione dolorosa.
La poesia, intendo, come canto spontaneo dell’anima, bisogno imprescindibile di comunicazione del proprio sentire, poesia che, per quanto mi riguarda, ha valenza terapeutica fortissima.
Sono “Taccuini d’emozione”, perché contengono tutto il dolore, la malinconia, lo stupore, la meraviglia, la dolcezza, la rabbia, la tristezza, l’amore, l’inquietudine, la nostalgia che mi scuotono il cuore e chiedono di uscire.
Protagonista è il trascorrere delle stagioni, il mutare del paesaggio non solo esteriore ma anche interiore, restando però sempre in contatto con la Natura, in cui mi immergo per placare gli affanni, la Natura che mi rigenera e riconcilia col mondo, la Madre Terra, il paesaggio della Liguria aspra e selvaggia, fratello Mare, in cui mi riconosco, con le sue tempeste e le bonacce, culla primigenia della vita, sorella Luna, mia confidente da sempre (una sezione del libro è dedicata proprio a lei). La sezione finale è dedicata ai ritratti degli animali con cui ho condiviso e condivido il cammino, maestri di dedizione e dignità, e ai ritratti di persone care, iniziando da mamma, senza tralasciare le amicizie speciali, doni dell’Universo, che arricchiscono la vita.
Emozione è la chiave di lettura, perché, a mio parere, finché saremo in grado di emozionarci ed emozionare non sarà tutto perduto.

Pozzanghere

novembre 25, 2019 Author: Margherita Bertella Category: Senza categoria  0 Comments

IMG_20191122_104421IMG_20191122_104431IMG_20191122_104603

Non puoi non farci caso, te le trovi proprio lì, sotto il naso: assorta cammini lungo il viale di sempre, quello dove svolti venendo dal centro, sulla destra c’è una scuola, un palazzone dalla grigia facciata anonima come questo tuo andare verso casa nell’aria gelida stamani, hai freddo alle mani e non solo, la punta degli scarponi è bagnata, ma reggono ancora, anche se ne hanno calpestate di strade finora…questo viale è tutto buche, dissesto totale, ma qui sta il bello: quattro, cinque, sei pozze d’acqua, un universo a parte ed è come guardare un quadro. Ci si specchia il cielo plumbeo, le ultime foglie ingiallite penzolanti da braccia di alberi che conosci da sempre, un quarto di facciata della suddetta scuola, è una cartolina, regalo inaspettato stamattina.

Pozzanghere, in una ci va a bere un passerotto, nell’altra brilla una perla di luce, in quella più lontana ci vedi riflessa la fata Morgana… pozzanghere, che sarà mai?

Eppure ti fermi, addossata al muretto, estrai dalla borsa il cellulare e fai qualche scatto, un tizio ti affianca distratto, bofonchia, borbotta, magari ti prende per matta. Ma non t’importa, tu adori i matti, gli strambi, nessun ci sarà che ti cambi, lasci andare chi ha fretta, tanto a casa solo ti aspetta la gatta matta che di coccole non è mai soddisfatta. Sosti, respiri, gliene farai a gogò, ma ora no, ora ti fermi e resti ancora un po’ ad ammirare le pozzanghere, a immergerti nel loro incredibile, fantasmagorico mondo rovescitao. E ringrazi il creato.