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Due donne, due romanzi

gennaio 21, 2018  Author: Margherita Bertella Category: Senza categoria   0 Comments

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Due donne, protagoniste di due romanzi che hanno segnato la storia della letteratura: Madame Bovary e Lady Chatterley. Due donne insoddisfatte, entrambe schiave delle convenzioni sociali e di unioni infelici. Due autori, che le hanno rese immortali protagoniste, accusati entrambi di immoralità.
Ispirata alla figura di una donna reale, Delphine Delamare, vissuta a Ry, un villaggio della Normandia, che dopo aver più volte tradito il marito si uccise col veleno, Emma è il simbolo del conflitto fra illusione e realtà. Nutritasi di letture e ideali romantici, andata sposa ad un mediocre vedovo medico di campagna, Charles Bovary, Emma non sa reggere il grigiore della vita reale, scontata banale e soffocante, rimanendo persa dietro i sogni di una vita elegante alto-borghese.
Non può bastarle l’emozione provata durante il ballo dato dal marchese Andervillies in una località vicina, dove il marito l’accompagna, meno che mai la nascita della figlia Berta, che affiderà presto a cure estranee. Comincia così a cercare sfogo in relazioni extraconiugali destinate a fallire: col giovane Leon, praticante di un notaio, c’è all’inizio un’intesa puramente platonica, interrotta dalla partenza di lui che deve proseguire gli studi a Parigi. Facile preda di un ricco proprietario della zona, Rodolphe Boulanger, brutale dongiovanni che, dopo averla sfruttata, l’abbandona con una lettera, Emma rincontra Leon, stavolta a Parigi, essendovi andata per assistere a uno spettacolo dell’Opera, col marito. Ma anche la relazione stavolta passionale e carnale con Leon, consumata a Rouen all’insaputa del marito, sarà destinata a naufragare… Abbandonata e delusa, Emma conduce una vita assurda e dispendiosa, indebitandosi con l’usura e dilapidando il patrimonio familiare. Inutile cercare aiuto dagli ex amanti, entrambi indifferenti alla sua rovina che irrimediabilmente la travolge portandola al suicidio, visto come arma di salvezza dal disonore e dalla solitudine di una vita priva di significato. Sconvolto, anche Charles si lascerà morire, trascurando lavoro e figlia.
Il libro è stato il primo caso di censura, da parte dell’autorità pubblica, di un’opera letteraria. Accusato dalla procura di stato nel gennaio 1857, per “offesa alla morale pubblica e alla morale religiosa”, Flaubert fu comunque assolto e il romanzo pubblicato in volume, compresi i passi censurati dalla “Revue de Paris” su cui era inizialmente uscito. Flaubert si distingue per la descrizione attenta e spietata della realtà, per aver narrato le vicende con distacco e stile asciutto, senza formulare giudizi di sorta.
Constance, moglie di Sir Clifford, tornato invalido dalla guerra, è ugualmente prigioniera di un mondo da cui prende a poco a poco le distanze. Legata all’inizio platonicamente al marito, disposto ad accettare l’eventuale nascita di un figlio da un altro uomo, pur di poterlo allevare personalmente, Connie si ritrova a considerare soffocante il rapporto, divenendo l’amante di un amico del consorte, relazione destinata ugualmente a finire, e demandando le cure di Clifford ad una vedova che finirà per allontanarlo dalle sue aspirazioni artistiche, avvicinandolo al mondo del proletariato, ai lavoratori della miniera.
Più forte e più fortunata di Emma, Connie trova se stessa quando scopre, nelle sue solitarie passeggiate, il parco e il bosco, vissuti in termini di fuga e rifugio. Qui s’immerge nella vita primitiva, assistendo al ciclo degli elementi naturali, al prolificare della vita animale, portando lentamente in superficie la sua femminilità repressa. La resurrezione, il ritorno alla vita, si attuano nella consumazione del rapporto sessuale col guardiacaccia Mellors, che la libererà dalla schiavitù di Sir Cifford, incapace di comprendere un mondo diverso dal suo. Emblematica la passeggiata in carrozzina di Clifford accompagnato dalla moglie: soltanto l’aiuto di Mellors, della sua forza fisica, sarà in grado di sbloccare e rimettere in moto il capriccioso imprevedibile trabiccolo meccanico. Mellors e Connie si incontrano alla capanna nel bosco dove lui alleva fagiani, fino al giorno in cui lei parte con la sorella per Venezia, dove si scoprirà incinta e verrà a conoscenza da lettere del marito del ritorno della moglie del suo amante, che essendo da lui scacciata da casa, inizierà a spargere voci circa la sua relazione con lady Chatterley. Mellors, col suo dialetto che usa deliberatamente come arma difensiva per accentuare il dislivello di classe con la sua amante e anche come strumento di iniziazione di lei alla realtà sessuale, compresa la liquidazione dei tabù, (notevole è nel romanzo la varietà di registri del linguaggio) è il selvaggio, il primitivo, che insieme a Connie, nella pienezza dell’atto sessuale, supera e ricompone la propria identità divisa. Rinasceranno entrambi, nonostante il rifiuto da parte di Clifford di concedere il divorzio, e la conseguente cacciata di Mellors dalla tenuta.  La critica fu asprissima anche nei confronti di Lawrence, che fu tacciato di essere “maniaco sessuale”  e il romanzo venne definito “vergognoso” e “pietra del male” dalla stampa inglese. Murry e la Woolf e la cerchia di Bloomsbury considerarono freddamente Lawrence. Le case editrici che pubblicarono  edizioni integrali del romanzo subirono processi per oscenità da cui vennero poi assolte.

I ritratti di Emma e Connie restano comunque indimenticabili ed emblematici per i lettori e le lettrici di ogni tempo.

 

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