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Athena

giugno 13, 2020  Author: Margherita Bertella Category: Senza categoria   0 Comments

 

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Inizia oggi l’appuntamento con alcune figure femminili del mito, in relazione alla mia raccolta di poesie: Il mito al femminile”, edizioni Helicon 2016.
Cominciamo con Athena, la dea guerriera, nata dalla testa di Zeus: una insolita partenogenesi. Il signore dell’Olimpo, infatti, si era unito con Metis, La Prudenza, ma era venuto a sapere che, dopo avergli dato una figlia, Metis gli avrebbe scodellato un maschio destinato a detronizzarlo (cruenta sorte, comune alle precedenti generazioni olimpiche – lui stesso aveva detronizzato il padre Cronos). Perciò, conoscendo il potere di Metis di trasformarsi nei vari elementi, le chiese di divenire acqua e la ingoiò tranquillamente. Fine della storia, pensava. Ma aveva fatto male i conti, perché Metis prese posto nel suo capo (da lì continuò a dargli saggi consigli sempre, da lui seguiti o meno) e… inoltre era incinta. Un giorno, passeggiando bel bello nei pressi di un lago,  Zeus avvertì un forte mal di testa (il classico “cerchio alla testa”, per intenderci) ed era talmente insopportabile che chiese ad Efesto, il fabbro divino, di dargli un colpo d’ascia sulla fronte per risolvere la questione. Da lì, da quello squarcio, venne fuori Athena, armata di tutto punto (sua madre le aveva fornito l’armamento, sapendo di doverla proteggere): corazza, elmo, lancia, scudo… e invece di un vagito lanciò fuori un urlo di guerra potentissimo e danzò una danza selvaggia.
Athena, la dea della giustizia, della saggezza, della lealtà. La dea della guerra, ma non quella violenta di Ares, la guerra condotta con ordine e avvedutezza, quella che porta alla conquista delle città, ad esempio (Athena è protettrice della città che porta il suo nome, Atene). Athena ottiene il possesso dell’Attica vincendo in gara Poseidone, che per ottenerla aveva creato il cavallo, mentre lei aveva fatto il dono dell’olivo, simbolo di pace e prosperità, la pianta tipica di tutta l’area mediterranea  e a lei sacra (mentre il suo animale sacro è la civetta). Athena insegna agli uomini la navigazione, inventa l’aratro e insegna ad arare la terra, insegna ad usare la ruota per modellare i vasi, insegna alle donne a tessere, cucire, ricamare, e molto altro. Athena è protettrice delle arti, della letteratura, della filosofia. Athena è “tanta roba” insomma, ma soprattutto è “corazzata”. Noi la conosciamo così, in pittura scultura, immagini varie: tutta “chiusa”, tutta  trincerata, autoritaria e rigida, potente e tremenda.
Athena è detta anche Parthenos (Parthenone è il suo tempio sull’acropoli di Atene). Ovvero “vergine”, Athena fa parte delle dee vergini, insieme ad Artemide ed  Hestia. Athena, l’intoccabile, l’inguardabile. Sappiamo, da un inno omerico, che un giorno, mentre faceva il bagno ad una fonte, venne scorta per caso (e somma disgrazia ) dal giovane Tiresia, immediatamente accecato, anche se “risarcito” in qualche modo col dono dell’arte divinatoria – Tiresia divenne infatti il più famoso indovino (cieco) dell’antichità.
Trasposta nel mondo di oggi (cosa che ho inteso fare, scrivendo queste poesie), Athena è una donna appunto “corazzata”,  vista da fuori appare fredda, rigida, scostante, destinata a rimanere sola. Una donna che all’armamento fornitole da sua madre, già notevole, è andata aggiungendo, nel tempo, altre corazze, altri elmi, altri scudi, altri muri, altri paletti, altri blocchi. Bella chiusa, sigillata, schermata. Un lavoro sopraffine. Una donna che potremmo definire “tutta testa”, una che pensa e ripensa e finisce per usare troppo il cervello, una che non riesce a lasciarsi andare. Si detesta (a proposito di testa), oh sì, Athena a volte non si sopporta proprio! Lei, così forte, è una donna che non ha vergogna di piangere, che si lascia lavare dalle lacrime, è una donna che spesso non viene capita o comunque non si sente capita, perché una donna con la testa fa paura a chi vorrebbe manipolarla, non interessa a chi rimane in superficie, a chi considera troppo faticoso andare nel profondo per scoprirla davvero. Athena è decisamente una guerriera, una lottatrice che, nonostante le botte della vita, non si arrende. Athena lo sa, però, che la corazza che la protegge è anche la sua prigione, la gabbia che la racchiude, Athena vorrebbe gettarla via come un vecchio vestito logoro, sbarazzarsene, insieme allo scudo alla lancia all’elmo. Scendere in riva al mare e spogliarsi di quella “vecchia pelle”, come il serpente che si desquama, lasciare tutto lì, sulla riva, immergersi nell’acqua risanatrice e rinascere donna, femmina, amante, viva vera nuova.
Athena mi ha parlato e mi ha detto così:

Che ne sai quanto pesa la scorza
che mi stringe d’intorno le membra
quella che a te pare forza
è maschera ferrea calata
su morbide guance di fata.
Che ne sai della fredda armatura
d’una grata d’acciaio più dura.
Che ne sai dei sogni bambini
a una falce di luna impigliati
delle vesti femminee agognate
le notti di stelle perdute
le risate – ahimè – trattenute.
Che ne sai della voglia di esporre
il virgineo mio corpo ai lavacri
di fonte o sul mare
al fragore dell’onde
di donarlo ai sospiri
d’amante focoso
ricambiando con fremiti e baci
il suo sguardo peccaminoso.

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