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Arianna

giugno 16, 2020  Author: Margherita Bertella Category: Senza categoria   0 Comments

 

mitoarianna

Ariadne_in_Naxos,_by_Evelyn_De_Morgan,_1877

Tutti conoscono Arianna come colei che dona a Teseo il filo per uscire dal labirinto, dove suo padre Minosse ha rinchiuso uno scomodo “figliastro”, mostro orrendo, generato dalla folle passione della sua sposa Pasifae nei confronti di un toro bianco. Riandando alle origini, però, Minosse stesso aveva messo in moto questo meccanismo, non avendo rispettato la promessa fatta a Poseidone di sacrificargli uno splendido toro candido, che il dio aveva fatto uscire dal mare per sancire la regalità di Minosse sull’isola di Creta. Il toro era talmente bello che Minosse lo tenne nella sua mandria, sacrificandone un altro al signore del mare. Da qui la passione fatta nascere dal dio nel petto di Pasifae per il toro salvato dal sacrifico, e l’unione mostruosa dei due, avvenuta grazie ad una vacca di legno costruita da Dedalo, in cui entrò la regina per farsi montare dalla bestia. Che creatura poteva nascere da ciò? Un essere di cui vergognarsi, un reietto, un rifiuto col corpo umano e la testa di toro, imprigionato da Minosse nel labirinto ideato da Dedalo, un mostro che si cibava di carne umana: ogni anno gli venivano sacrificati 7 fanciulle e 7 giovani ateniesi. Finché, alla terza triste spedizione di carne, ai giovani si unì Teseo, figlio del re di Atene…

L’eroe, ecco. Il mito è pieno di questi eroi, uomini forti, sgominatori di mostri, conquistatori di popoli e città, che compiono imprese eccezionali, senza fermarsi mai, superando le prove più ardue. Spesso, però, hanno bisogno di una donna per portare a termine le loro imprese. E le donne, si sa, si innamorano… Perché un dio ci mette lo zampino,  o semplicemente perché loro ascoltano il cuore e ci cadrebbero comunque, nella trappola. Senza l’aiuto di Arianna, figlia di Minosse, Teseo avrebbe ucciso il mostro, ma non sarebbe stato capace di uscire dal labirinto. Lei escogita l’astuzia del filo da dipanare all’entrata, per potere ritrovare la strada al ritorno. Detta così pare un gioco da bambini, una cosa semplice, l’uovo di Colombo… un’astuzia a cui lui, comunque, non sarebbe arrivato. Come ringraziamento per l’aiuto ricevuto, Teseo che fa? Porta via con sè, come promesso, la donna innamorata, che per lui tradisce il padre e perde la patria, salvo abbandonarla di notte, mentre lei dorme ignara, nell’isola di Nasso, dove hanno fatto scalo. Gli “eroi” così si comportano, si pensi a Giasone con Medea, allo stesso Enea con Didone.. ma la storia sarebbe lunga e ripetitiva. Fatto sta che questi “eroi” si servono delle donne che incontrano nelle loro peripezie, le usano finché fa loro comodo, poi non si fanno scrupolo alcuno ad abbandonarle, tradirle, ripudiarle  quando diventano scomode, inutili e fonti di guai.
La mia Arianna, quella trasposta da me nel mondo moderno, nella raccolta poetica “Il mito al femminile”, lo scruta negli occhi (azzurro cielo) il bel Teseo, il maschio forte e dominatore, lo affronta a viso aperto, lo invita a guardarsi dentro. Nel suo labirinto. A cercare il mostro dentro sé. Perché tutti noi abbiamo il nostro labirinto, in cui alberga la zona ombra, quello che non vogliamo riconoscere, quel che ci fa paura, il nostro mostro, il mare dell’inconscio che non vorremmo scandagliare, la vita stessa è un labirinto, uno zigzagare perenne per perderci e poi ritrovarci, una serie di giri e angoli e svolte da superare per raggiungere il centro, il nucleo in cui saremo finalmente soli di fronte a noi stessi, alla nostra vera faccia. Il centro da cui ripartire rinnovati, ed uscirne fuori “iniziati”, ogni volta. Il mostro che Teseo intende sgominare è in realtà se stesso, uno scontro in cui vincitore e vinto sono la medesima persona.
La mia Arianna, non figlia di re, ma donna che scrive, dona a lui tutto quel che ha, la cosa più preziosa: un filo fatto di parole, un filo rosso, perché la penna questo rappresenta per me: un bisturi che incide, scava in profondità, nel sangue. A lui spetterà saperlo utilizzare nel modo giusto per districarsi dal labirinto della vita.

La mia Arianna dice a Teseo:

Che vai cercando, straniero
dagli occhi azzurri e dallo sguardo fiero?
A gran voce eroe ti proclami
le mani hai colme di vento
gli eroi sono estinti da tempo.
Il mostro che intendi annientare
dentro te lo dovresti cercare.
Nel mio, nel tuo labirinto
il vincitore è identico al vinto.
Non tentarmi, nulla ho da dare
tranne questo filo
rosso di parole.

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