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A tu per tu con me

maggio 14, 2020  Author: Margherita Bertella Category: Senza categoria   6 Comments

 

 

 

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Perché fa così paura tutto questo stare soli, stare fermi, stare chiusi? Perché siamo costretti a rimanere a tu per tu con noi stessi e non è una roba facile: sopportarci, dico. Andare d’accordo col nostro Io. Meglio filare via veloci fin dal mattino, macinare il tempo e i chilometri, via via, senza fermarci a pensare, tanto a che serve? Lo fanno i filosofi, i pazzi e i poeti, gli stralunati, quelli che cercano la luna nel pozzo e intanto cascano nel tombino.
Non sopporto il chiuso da sempre, credo di essere stata imprigionata in qualche vita passata, reclusa e inquisita, forse perfino torturata, lo sento, ne ho forte traccia in me, non sopporto le imposizioni, il sentirmi bloccata, impedita… fermata… che venga messo un ostacolo alla mia libertà, che può essere benissimo libertà di stare a casa, se però lo decido io.  Aggiungici l’angoscia che a volte attanaglia la gola, lo sgomento nel vedere scendere da un’ambulanza gente bardata da capo a piedi con tute bianche tipo astronauti, mettici la visione dei volti mascherati che incontri per strada e ti vien da chiederti se sei dentro un incubo, l’indignazione nell’incrociare parecchi idioti che non rispettano le regole e ingiuriano coloro che le seguono, nel trovare maschere guanti salviette, tutto gettato al suolo, via allo sbando… tanto la nostra Terra è la pattumiera dell’Universo e alla plastica aggiungiamoci anche questo, mettici il silenzio che ti urla in testa e vorresti urlare anche tu, mettici l’accumulo dei notiziari e le certificazioni da stampare, che ormai ci potresti fare una enciclopedia, mettici i discorsi, quanti… le immagini… strazianti…
Eppure. Ecco: eppure. Eppure sentire, come dice una splendida canzone di Elisa. Eppure sentire che c’è una lezione dentro tutto questo, che puoi spostare lo sguardo all’interno e guardarla in faccia la tua paura e farla sedere alla tua tavola, offrirle un posto accanto a te, vitto alloggio e ospitalità, finché vorrà. Smettere di lottare, lasciare fluire, scegliere la via del fiume che scorre, lasciare andare, lasciarsi andare. E quando ti viene da piangere, piangi pure, se hai voglia di ridere ridi e… di sognare a occhi aperti? Fallo. Capisci che stare nelle cose, concentrarti sulle piccole azioni quotidiane è salvifico, scopri che anche lavare a mano un foulard può darti sollievo, e stenderlo al sole, e fermarti a osservarlo svolazzare nel vento… Hai una pila di libri ancora da leggere? Entra nelle pagine e vola. All’improvviso, guardando la nebbia che nasconde la collina di fronte, ti salta in mente un verso? Prendi la penna e la poesia si sgrana sotto le tue dita. Sei come la Margherita di Cocciante e vorresti colorare tutti i muri? Hai ben due album di fogli per acquerello grana grossa ancora intonsi…che aspetti? Ti senti proprio tutta rotta nelle giunture, ti sembra di essere un fachiro indiano seduto sui chiodi? Forse è l’ora di riprendere un po’ di allenamento ginnico, fatto adagio, però con criterio, sennò non serve. Ora vorresti davvero un abbraccio? Di quelli stretti stretti… Ma va’?! Una scontrosa come te, che non li cerca e, a volte, se fanno il gesto, si scosta… E hai bisogno di sorrisi? Dio, quanto ti mancano i sorrisi. Comincia a farli tu, da quando ti alzi. Falli al giorno, al sole o alla pioggia, falli con gli occhi quando sei fuori, anche se la bocca è tappata da sto cavolo di maschera che ti appanna gli occhiali e ti fa prudere il naso… falli alla gente in fila lungo il perimetro del  supermercato, falli a quel cretino che ti si piazza davanti con disinvoltura e vuole avere ragione perché eri distratta e hai lasciato troppo spazio fra te e quello prima (non 15 metri come dice lui, sfottendoti). Falli alla vita ‘sti sorrisi, perché esserci è già un miracolo e nulla è scontato. Falli quando sei al telefono con le tue amiche, falli anche a quella del call center del Folletto che ti chiama ogni giorno… Non lasciarti spegnere, perché sei luce, tutti lo siamo, e dentro te c’è la Forza, una grande forza… non saresti arrivata fin qui senza di lei. Hai attraversato prove importanti, se ti guardi indietro ti stupisci tu stessa e ti chiedi come… come ci sei riuscita. Eppure. Questa è un’altra prova di resilienza. Durissima. C’è dentro tutto il mondo. Accettala.
Prendine atto e vai avanti. Hai ancora delle cose da fare, da dire, da donare. Poco importa sapere quali. Ti toccano. Sennò non saresti qua. Non avevi bisogno di questo cataclisma per fare introspezione? Hai sempre coltivato l’interiore più dell’esteriore? Forse è giunta l’ora di curare anche l’altro aspetto. Di mettere insieme mente e corpo, che in te non sono proprio equilibrati. Hai ancora tanto da imparare. Come dici… è troppo tardi, ora che ti senti sospesa sull’orlo del baratro? Ma è proprio su quell’orlo che la gabbianella ha capito che “vola solo chi osa farlo.”

6 comments on: A tu per tu con me

  1. MICHELI SANDRA 14 maggio 2020 at 19:58

    Stupenda…come solo tu sai scrivere…in questo scritto abbracci il mondo e la vita

  2. Alessandra 14 maggio 2020 at 20:15

    ❤️ Messaggio di grande forza

  3. Grazia 14 maggio 2020 at 21:43

    Molto bello Margherita molto profondo e sinceramente in molti punti è come se avessi avuto io la penna. Complimenti

  4. Margherita Bertella 15 maggio 2020 at 6:44

    grazie cara, so che comprendi

  5. Margherita Bertella 15 maggio 2020 at 6:44

    grazie, avevo bisogno di scriverlo

  6. Margherita Bertella 15 maggio 2020 at 6:45

    grazie, scrivere è la mia forza. Perché non provi anche tu?

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